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Caso Taricco: Evoluzioni dopo C. Cost. (ord.) n. 24/2017

Caso Taricco: Evoluzioni dopo l’ordinanza della Corte costituzionale n. 24/2017

Le conclusioni dell’Avv. Generale YVES BOT del 18/07/2017.

Caso Taricco bisTorniamo brevemente sugli “strascichi” del c.d. caso Taricco per segnalare l’avvenuta presentazione, il giorno 18/07 u.s., delle relative conclusioni scritte da parte dell’Avvocato generale Yves BOT, nell’ambito della causa C-42/17, pendente innanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione europea dopo il rinvio pregiudiziale operato dalla Consulta con la propria ordinanza n. 24/2017 del gennaio u.s.

Ad una prima lettura, sembra che la strada che l’Avvocato generale intende proporre alla Corte UE non sia dissimile da quella ipotizzata nell’ambito del nostro più recente scritto sul tema: La Sentenza Taricco e l’ordinanza della Corte costituzionale n. 24 del 2017: due Giudici che non parlano la stessa lingua”, in Diritto & Diritti (www.diritto.it), ISSN 1127-8579, data di pubblicazione: 20/03/2017, URL: http://www.diritto.it/docs/39185-la-sentenza-taricco-e-l-ordinanza-della-corte-costituzionale-n-24-del-2017-due-giudici-che-non-parlano-la-stessa-lingua.

A parte l’interpretazione “restrittiva” che viene data del concetto di “numero considerevole di casi di frode grave”, e che si rinviene al paragrafo 117 delle conclusioni dell’Avv. Bot («Rilevo che, nell’ambito dei negoziati finalizzati all’adozione della proposta di direttiva PIF, il legislatore dell’Unione ha definito la nozione di reati gravi lesivi degli interessi finanziari dell’Unione – reati che includono anche le frodi in materia di IVA – nel senso che essa comprende tutti i reati aventi un collegamento con il territorio di due o più Stati membri e che comportano un danno di importo totale superiore alla soglia di EUR 10 milioni, soglia soggetta a una clausola di revisione»), l’idea di fondo appare quella di mantenere una linea di separazione netta tra principio di legalità ed istituto della prescrizione del reato; arrivando peraltro ad affermare che «la nozione di interruzione della prescrizione dev’essere considerata una nozione autonoma del diritto dell’Unione e dev’essere definita nel senso che ogni atto diretto al perseguimento del reato nonché ogni atto che ne costituisce la necessaria prosecuzione interrompe il termine di prescrizione; tale atto fa quindi decorrere un nuovo termine, identico al termine iniziale, mentre il termine di prescrizione già decorso viene cancellato».

Le conclusioni dell’Avv. Bot, che si ritrovano pubblicate sul sito istituzionale della Corte di Giustizia UE (curia.europa.eu), sono dunque le seguenti:

«Alla luce delle considerazioni che precedono, propongo alla Corte di giustizia di rispondere alle questioni pregiudiziali sollevate dalla Corte costituzionale (Italia) nel seguente modo:

1) L’articolo 325, paragrafi 1 e 2, TFUE deve essere interpretato nel senso che esso impone al giudice nazionale, che agisce quale giudice di diritto comune dell’Unione, di disapplicare il termine di prescrizione assoluto risultante dal combinato disposto dell’articolo 160, ultimo comma, e dell’articolo 161, secondo comma, del codice penale nell’ipotesi in cui siffatta normativa impedisca di infliggere sanzioni effettive e dissuasive nei casi di frode grave che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea, o in cui preveda, per i casi di frode grave che ledono gli interessi finanziari dello Stato membro interessato, termini di prescrizione più lunghi di quelli previsti per i casi di frode che ledono gli interessi finanziari dell’Unione.

2) La nozione di interruzione della prescrizione dev’essere considerata una nozione autonoma del diritto dell’Unione e dev’essere definita nel senso che ogni atto diretto al perseguimento del reato nonché ogni atto che ne costituisce la necessaria prosecuzione interrompe il termine di prescrizione; tale atto fa quindi decorrere un nuovo termine, identico al termine iniziale, mentre il termine di prescrizione già decorso viene cancellato.

3) L’articolo 49 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea deve essere interpretato nel senso che esso non osta a che le autorità giudiziarie italiane disapplichino, nell’ambito dei procedimenti in corso, il combinato disposto dell’articolo 160, ultimo comma, e dell’articolo 161, secondo comma, del codice penale conformemente all’obbligo stabilito dalla Corte di giustizia nella sentenza dell’8 settembre 2015, Taricco e a. (C‑105/14, EU:C:2015:555).

4) L’articolo 53 della Carta dei diritti fondamentali non consente all’autorità giudiziaria di uno Stato membro di opporsi all’esecuzione dell’obbligo stabilito dalla Corte di giustizia nella sentenza dell’8 settembre 2015, Taricco e a. (C‑105/14, EU:C:2015:555) con la motivazione che tale obbligo non rispetterebbe il livello di tutela più elevato dei diritti fondamentali garantito dalla Costituzione di tale Stato.

5) L’articolo 4, paragrafo 2, TUE non consente all’autorità giudiziaria di uno Stato membro di opporsi all’esecuzione dell’obbligo stabilito dalla Corte di giustizia nella sentenza dell’8 settembre 2015, Taricco e a. (C‑105/14, EU:C:2015:555) con la motivazione che l’applicazione immediata a un procedimento in corso di un termine di prescrizione più lungo di quello previsto dalla legge in vigore al momento della commissione del reato sarebbe tale da compromettere l’identità nazionale di tale Stato.»

Di seguito si riporta anche il riferimento per consultareil nostro primo articolo, datato 19/10/2015, relativo alla vicenda Taricco “originale”, dove proponevamo una nostra analisi delle competenze dell’Unione europea in materia penale: Riflessioni sulla Sentenza della Corte di giustizia UE, 8 settembre 2015, Taricco e altri”, in Diritto & Diritti (www.diritto.it),  ISSN 1127-8579, data di pubblicazione: 19/10/2015, URL: http://www.diritto.it/docs/37458-riflessioni-sulla-sentenza-della-corte-di-giustizia-ue-8-settembre-2015-taricco-e-altri.

Ovviamente, per ogni chiarimento, osservazione o richiesta di contatto, potete usare i recapiti riportati nella sezione “Contatti” del presente sito web.

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Continueremo a monitorare la vicenda.

Grazie per l’attenzione,

A.P.