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Diffusione di riprese e registrazioni fraudolente. L’introducendo art. 617 septies c.p. – Pillole di Riforma Penale 2017

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Registrazioni fraudolente effettuate da privati e loro diffusione: La prevista introduzione del reato di cui all’articolo 617 septies del Codice Penale.

Pillole della Riforma Penale 2017 – Modifiche al Codice Penale: L’introducenda fattispecie di cui all’art. 617 septies c.p., “Diffusione di riprese e registrazioni fraudolente”.

Nella giornata del 2 novembre 2017 si è tenuto il cinquantacinquesimo Consiglio dei Ministri sotto la guida del Presidente Gentiloni, dove è stato presentato (ed approvato) lo schema di decreto legislativo attuativo della delega in materia di riforma del mezzo di ricerca della prova delle intercettazioni e di introduzione della nuova fattispecie di reato di diffusione di riprese e registrazioni fraudolente effettuate da parte di privati; delega conferita al Governo con la legge n. 103/2017 (entrata in vigore lo scorso 3 agosto), di riforma del codice penale e di procedura penale (c.d. Riforma Orlando).

Nell’attesa che venga emanato in via definitiva il decreto legislativo previsto dal combinato disposto dei commi 82, 83 ed 84 lettere da a) ad e) dell’articolo unico della legge n. 103/2017, cosa che avverrà in seguito al necessario passaggio parlamentare per l’emissione di un parere da parte delle Commissioni competenti per materia di Camera e Senato, si è deciso di soffermarsi brevemente ad analizzare una parte di quello che costituisce il testo dello schema di decreto approvato l’altro ieri dall’Esecutivo.

In particolare, si è deciso di passare brevemente in rassegna uno degli effetti che l’approvazione del decreto legislativo in parola produrrà nelle vite di tutti i cittadini. Ossia, l’introduzione di una nuova fattispecie di reato: il reato di Diffusione di riprese e registrazioni fraudolente” effettuate da privati; fattispecie che si prevede di introdurre all’art. 617 septies del codice penale.

L’introduzione di detta fattispecie delittuosa appare contemplata all’art. 1 dello schema di decreto legislativo proposto dal Ministro della Giustizia, on. Andrea Orlando.

Così recita l’art. 1 dello schema di decreto legislativo in parola:

«Dopo l’articolo 617-sexies del codice penale, approvato con regio decreto 19 ottobre 1930, n. 1398, è aggiunto il seguente:/ Art. 617-septies. Diffusione di riprese e registrazioni fraudolente./ Chiunque, al fine di recare danno all’altrui reputazione o immagine, diffonde con qualsiasi mezzo riprese audio o video, compiute fraudolentemente, di incontri privati o registrazioni, pur esse fraudolente, di conversazioni, anche telefoniche o telematiche, svolte riservatamente in sua presenza o alle quali comunque partecipa, è punito con la reclusione fino a quattro anni./ La punibilità è esclusa se la diffusione delle riprese o delle registrazioni consegue direttamente alla loro utilizzazione in un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronacaIl delitto è punibile a querela della persona offesa.”»

La condotta illecita:

La disposizione che si vuole introdurre nel codice penale, che andrà ad inserirsi all’interno della sezione dedicata ai delitti in materia di violazione dei segreti (e, per la precisione, subito dopo la serie di norme che si occupa di quella che potremmo definire l’attività illecita di intercettazione “privata” di comunicazioni, per distinguerla dalla attività di intercettazione che invece viene compiuta nell’ambito di un’attività investigativa portata avanti da Pubblico Ministero e Polizia Giudiziaria), presenta invero una struttura abbastanza complessa.

Infatti, ancorché la norma in analisi si concentri prevalentemente sull’attività di formazione del documento audio-video oggetto della condotta illecita complessivamente intesa (la quale deve infatti consistere nella registrazione di una comunicazione in corso di svolgimento o nella ripresa di un mero comportamento umano, anche se privo di un effettivo contenuto comunicativo, come – ad esempio – un gesto o la mera immagine della persona offesa che ne testimonia la presenza in un determinato luogo o le sue condizioni fisiche; che detto comportamento sia posto in essere da parte di uno di quei soggetti che sono legittimamente ammessi alla conversazione od alla visione di detto comportamento non comunicativo; che, infine, la registrazione/videoripresa avvenga in maniera fraudolenta, ossia all’insaputa del soggetto ripreso o registrato), il reato si perfeziona esclusivamente attraverso la successiva diffusione del materiale in questione.

Finché non si pone in essere un’attività di diffusione del materiale registrato/ripreso, quindi, la semplice captazione di comportamenti avvenuti inter praesentes non integrerà l’ipotesi di reato in questione. In tal caso, potrà semmai porsi il problema della configurabilità di un’ipotesi tentata del delitto di diffusione di riprese o registrazioni fraudolente (ipotesi che verrebbe perseguita dall’ordinamento sulla base del combinato disposto degli artt. 56 ed il nuovo 617 septies c.p.), ovvero della eventuale riconducibilità della registrazione effettuata in maniera subdola al differente reato di cui all’art. 167 del Codice privacy (fattispecie del c.d. Trattamento illecito di dati personali); tuttavia, non sarà comunque applicabile la fattispecie (consumata) qui oggetto di commento. Il reato si consumerà soltanto con al diffusione del materiale registrato, pertanto sarà da quel momento che inizierà a decorrere il termine di prescrizione (artt. 157 ss. c.p.) e gli ulteriori effetti che la legge penale ricollega a detto momento (v. art. 2 c.p.).

Ora, il concetto di diffusione non contempla necessariamente che il documento audio-video sia reso fruibile da parte di un numero indefinito o, comunque, elevato di persone; né necessita che ciò avvenga tramite la “pubblicazione” (on-line o per mezzo dei mass media) del materiale carpito in maniera fraudolenta. Il termine utilizzato dal legislatore delegato, difatti, appare ben compatibile con una attività di trasmissione anche ad un solo soggetto terzo, destinatario di una e-mail o di un messaggio chat del tipo Whatsapp.

Un esempio calzante di quanto appena rilevato potrebbe individuarsi nel caso del video che ritrae una determinata persona mentre pone in essere comportamenti sconvenienti, girato da un conoscente di quest’ultima, a sua insaputa, e che viene poi inoltrato via Whatsapp ad un gruppo ristretto di altri conoscenti, al fine di comprometterne la buona reputazione goduta all’interno della propria cerchia sociale.

Se la condotta illecita consta dunque di due azioni ben distinte (la registrazione fraudolenta e la diffusione), ci si domanda se, al di fuori di un’ipotesi di previo e deliberato concorso di persone nel reato (art. 110 c.p.), la fattispecie de qua possa essere integrata anche dalla semplice diffusione del materiale captato fraudolentemente (in maniera del tutto indipendente) da parte un soggetto terzo.

Orbene, a detto interrogativo pare che vada data risposta negativa, in quanto la stessa lettera della introducenda disposizione richiederebbe che il chiunque che successivamente diffonde il materiale fraudolentemente registrato sia la stessa persona che legittimamente è ammessa, da parte del soggetto offeso, a partecipare al colloquio o – comunque – ad assistere al comportamento che questi pone in essere. E poiché la registrazione che rileverebbe ai fini dell’art. 617 septies c.p. sarebbe solo quelle effettuata “tra presenti”, se ne deduce che non potrebbe esserci alterità tra colui che effettua la registrazione e colui che opera la diffusione.

Elemento psicologico:

Ai fini della configurazione del reato de quo, tuttavia, non si chiede che venga semplicemente diffuso il materiale fraudolentemente registrato; si chiede, più specificatamente, che la diffusione avvenga al fine di recare danno all’altrui reputazione o immagine.

La fattispecie delittuosa in commento è dunque una fattispecie di reato c.d. a dolo specifico, che richiede cioè che la volontà dell’agente sia diretta verso un fine ben preciso (ancorché non esclusivo).

Sarà dunque interessante appurare come, nella pratica, sarà interpretato l’onere della prova che dovrebbe gravare sulla Pubblica accusa e che dovrebbe essere teso a dimostrare, non solo la coscienza e volontà nell’azione di diffusione del materiale carpito in maniera occulta, ma anche l’esistenza di una volontà protesa a ledere, tramite detta divulgazione, la reputazione o l’immagine della persona offesa; e – almeno teoricamente – non dovrebbero essere accolte, in punto di prova dell’elemento psicologico, tesi incentrate sulla mera accettazione del rischio di lesione alla immagine/reputazione, quale possibile effetto collaterale di un’azione diffusiva legata ad una differente finalità prevalente (e, magari, anche legittima).

La causa di non punibilità:

Circa l’interrogativo poco sopra sollevato, peraltro, dovrebbe soccorrere anche la speciale causa di non punibilità che è contemplata dall’ultimo comma di questa introducenda disposizione, e che pone al riparo condotte diffusive legate all’esercizio di determinati diritti (segnatamente, quello di difesa giudiziale e quello di cronaca).

Recita infatti questo comma: “La punibilità è esclusa se la diffusione delle riprese o delle registrazioni consegue direttamente alla loro utilizzazione in un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca. Il delitto è punibile a querela della persona offesa”. 

Sul punto, tuttavia, si segnala la possibile sovrapposizione con i casi che ricadrebbero nell’ambito della scriminante di cui all’art. 51 c.p.; con la differenza che la causa di non punibilità che si pretenede di inserire nel Libro II del Codice penale sarebbe limitata ai soli diritti di cronaca e di difesa giudiziale, mentre la causa di esclusione della pena di cui alla c.d. Parte Generale del Codice si estenderebbe a tutti i diritti soggettivi riconosciuti dalla Carta Fondamentale.

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Per un eventuale approfondimento del tema qui trattato, si rinvia alle ulteriori considerazioni che si sono espresse al riguardo all’interno del nostro articolo dal titolo “Riforma procedimento penale: La delega in materia di intercettazioni”, pubblicato dalla rivista Diritto & Diritti (www.diritto.it), ISSN: 1127-8579, in data 13/07/2017 (URL: https://www.diritto.it/riforma-procedimento-penale-la-delega-materia-intercettazioni/).

Per ogni eventuale richiesta di chiarimento od osservazione, invitiamo i Gentili Visitatori ad utilizzare i recapiti indicati nella sezione contatti del presente sito web.

Grazie per l’attenzione.

A.P.