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Omicidio stradale: breve analisi dell’art. 589 bis del Codice penale

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Omicidio stradale: la fattispecie di reato prevista dall’art. 589 bis c.p.

Immagine acquisita dal sito pixabay.com, sotto licenza Creative Commons CC0. Autore: Larisa-K

Ormai da qualche anno è stata introdotta, nel nostro Codice penale, la fattispecie di reato del cosiddetto Omicidio stradale.

Lo si è fatto attraverso la Legge 23 marzo 2016, n. 41, la quale ha previsto che venisse inserita, dopo l’art. 589 (fattispecie dedicata al reato di Omicidio colposo “generico”), la disposizione dell’art. 589 bis c.p., che prevede e punisce l’ipotesi di reato oggetto di questa breve analisi.

Conoscere cosa prevede questa disposizione è molto importante, in quanto si tratta di una tipologia di illecito che presenta – purtroppo – un’alta probabilità di verificazione nella realtà quotidiana. La velocità che riescono oggi a raggiungere i veicoli a motore è infatti notevole; così, nonostante la ricerca nel campo delle tecnologie di assistenza alla giuda e sicurezza abbia portato a fare in modo che le nostre auto e moto siano dotate di sempre più efficienti dispositivi di sicurezza, è ancora forte il rischio che un sinistro stradale esiti in maniera infausta (comportando, appunto, la morte di una o più delle persone coinvolte).

Tuttavia, come spesso accade nel nostro sistema giuridico, spesso le norme che i cittadini dovrebbero aver ben chiare presentano numerosi “punti oscuri” che ne rendono assai ostica la comprensione e – di conseguenza – la corretta interpretazione ed applicazione.

E l’art. 589 bis c.p., forse per il travagliato iter che ha portato alla sua approvazione ed una tecnica legislativa non impeccabile, non si mostra come una delle norme più “cristalline”; anzi, tutt’altro.

La fattispecie di cui al comma 1 dell’art. 589 bis c.p.

Partiamo da un elemento chiaro e – tutto sommato – pacifico: Il comma 1 della disposizione in parola delinea quella che possiamo definire la “ipotesi-base” di omicidio stradale.

Recita infatti questa disposizione:

Chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale è punito con la reclusione da due a sette anni

Si tratta, ormai lo ha chiarito anche la giurisprudenza di legittimità (v. Cass. pen. n. 29721/2017), di un reato a sé stante e non di una circostanza aggravante del reato (generico) di omicidio colposo, previsto dalla disposizione immediatamente precedente (art. 589 c.p.).

La condotta si presenta come a forma libera. Pertanto, ogni comportamento che si dimostri contrario alle regole del Codice della strada (anche le più generali regole di prudenza, perizia e diligenza che siano state trasfuse o – in qualche modo – richiamate dal summenzionato Codice di cui al D.Lgs. n. 30 aprile 1992, n. 285; v. Cass. pen., n. 35665/2007), il quale sortisca l’effetto di provocare la morte di una o più persone, appare idoneo ad integrare il reato.

Si noti che la norma non richiede necessariamente che detto comportamento sia posto in essere alla guida di un veicolo; tanto meno che l’eventuale veicolo condotto dal responsabile sia un veicolo a motore.

Quindi, stando alla lettera della legge, qualsiasi comportamento che si ripercuota sul regime del traffico o – comunque – sull’uso della strada (guida di autoveicoli, conduzione di velocipedi, traffico pedonale od altre condotte) può risultare funzionale ad integrare il reato de quo, purché – ovviamente – contrario alle norme del summenzionato Codice della strada.

L’elemento psicologico che caratterizza questo reato è la colpa.

Non si deve quindi aver voluto provocare l’evento, anche laddove si sia previsto come astrattamente possibile la sua verificazione. La possibilità di causare la morte di una o più persone non deve, pertanto, essere stata accolta all’interno della nostra condotta, quale eventualità la cui verificazione non ci avrebbe comunque distolto dal porre in essere il comportamento contrario alle norme del Codice della strada; in tale ultimo caso, infatti, si verserebbe in una ipotesi di c.d. dolo indiretto (od eventuale), ed il reato commesso non sarebbe l’omicidio stradale (art. 589 bis- comma 1 c.p.), ma l’omicidio volontario (art. 575 c.p.).

Il reato è procedibile d’ufficio (art. 50 c.p.p.) e per esso è prevista la possibilità di arresto facoltativo in flagranza (art. 381 c.p.p.) da parte degli operatori di Polizia giudiziaria intervenuti sul posto dopo l’accaduto.

Aggravano il reato di cui al comma 1 dell’art. 589 bis del Codice penale…

1) La duplice circostanza aggravante prevista dal comma 6 dell’art. 589 bis c.p.

Anzitutto, l’aver commesso il fatto da parte di una persona priva di patente di guida, o con patente di guida revocata o sospesa (art. 589 bis, comma 6- primo periodo, c.p.).

A dispetto della astratta applicabilità a qualunque tipo di condotta posta in essere in violazione delle norme cautelari riguardanti l’uso della strada e la circolazione stradale (in generale), e che – ovviamente, trattandosi di omicidio stradale – abbia causato la morte di una o più persone, è da ritenersi che siffatta circostanza trovi concreta attuazione esclusivamente nei casi in cui la condotta colposa omicidiaria sia stata posta in essere da un soggetto che si trovava alla guida di un veicolo che richiedeva, per poter essere condotto su strada, il possesso della predetta speciale autorizzazione dello Stato.

Se la violazione fosse posta in essere da un ciclista, ad esempio, non gli si potrà certo imputare l’aggravante del non essere in possesso (non avendola mai ottenuta) della patente di guida.

Una circostanza aggravante, infatti, deve sempre esprimere una nota di disvalore aggiuntiva rispetto al fatto-base di reato; deve pertanto portare ad un giudizio di maggiore rimproverabilità del comportamento posto in essere.

Per riportare il tutto all’esempio di prima: non si può certo individuarsi un maggiore disvalore nel fatto di condurre un veicolo che non necessitava di alcuna autorizzazione dello Stato senza aver in precedenza ottenuto siffatta autorizzazione. Quindi, in casi del genere, non dovrà trovare applicazione l’aggravante del numero 6- primo periodo dell’art. 589 bis c.p.

In secondo luogo, sempre per restare sul comma sesto dell’articolo 589 bis c.p., aggraverà il reato la circostanza secondo cui il veicolo a motore che ha originato l’incidente mortale fosse stato di proprietà del soggetto attivo del reato e questi sia sprovvisto di assicurazione RC Auto.

Il ricorrere anche solo di una di queste due situazioni comporterà un aumento fino ad un terzo della pena da comminare con la sentenza di condanna (trattandosi di aggravante speciale ad effetto comune; art. 64 c.p.).

2) I commi da 2 a 5 dell’art. 589 bis c.p.

Per orientamento maggioritario della dottrina e della giurisprudenza, fondato sull’espressa qualificazione che sarebbe stata data alle disposizioni di cui ai commi da 2 a 5 dell’art. 589 bis c.p. direttamente dal legislatore, per via di ciò che è stato scritto nella successiva disposizione dell’art. 590 quater c.p. (articolo che ha la specifica funzione di regolare il concorso delle circostanze aggravanti ed attenuanti che risultano afferenti ad una delle due fattispecie di omicidio stradale o di lesioni gravi o gravissime stradali), aggraverebbero la predetta ipotesi-base di omicidio stradale anche le situazioni descritte ai commi secondo, terzo, quarto e quinto dell’art. 589 bis c.p.

Recita infatti l’art. 590 quater c.p.:

Quando ricorrono le circostanze aggravanti di cui agli articoli 589-bis, secondo, terzo, quarto, quinto e sesto comma, 589-ter, 590-bis, secondo, terzo, quarto, quinto e sesto comma, e 590-ter, le concorrenti circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni si operano sulla quantità di pena determinata ai sensi delle predette circostanze aggravanti.

In base a quanto pressoché unanimemente affermato da parte dei primi commentatori (e dei giudici che per primi si sono trovati a decidere (ed applicare) la fattispecie di omicidio stradale), il legislatore avrebbe invero, attraverso quest’ultima disposizione, espresso la chiara intenzione di qualificare le disposizioni di cui ai commi da 2 a 5 come delle circostanze aggravanti; quanto ivi descritto non dovrebbe considerarsi come delle ulteriori e separate ipotesi di reato (tanti omicidi stradali, differenti ed autonomi rispetto alla ipotesi-base del comma primo), ma – appunto – come degli elementi che svolgono la funzione di aggravare il fatto di cui al comma 1.

2.1) Una breve parentesi preliminare avente ad oggetto la natura giuridica di quanto previsto dai commi da 2 a 5 dell’art. 589 bis c.p.: si tratta davvero di ulteriori circostanze aggravanti, o sono fattispecie autonome di reato?

Prima di passare in rassegna le disposizioni di cui ai commi da secondo a quinto dell’art. 589 bis c.p., si reputava opportuno – ed interessante – far rilevare, agli occhi di chi legge, come la questione sulla natura giuridica delle disposizioni dei commi da 2 a 5 rappresenti un momento emblematico di come una formulazione legislativa poco precisa renda molto difficile l’interpretazione della norma (ed incerta la conseguente sua applicazione).

Infatti, quanto sopra riportato è assolutamente vero: l’art. 590 quater c.p. qualifica indubitabilmente quanto descritto dai commi da 2 a 5 dell’art. 589 bis c.p. come circostanze aggravanti.

Tuttavia, è lo stesso legislatore che ha introdotto l’omicidio stradale nel nostro ordinamento a contraddire sé stesso, quando afferma, rispettivamente, nei commi sesto e settimo proprio dell’art. 589 bis c.p., che: “nelle ipotesi di cui ai commi precedenti la pena è aumentata se (…)”; e che: “nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora l’evento non sia esclusiva conseguenza dell’azione o dell’omissione del colpevole, la pena è diminuita.

Con queste diciture il legislatore sembra aver chiaramente voluto costituire, da una parte una ulteriore circostanza aggravante, dall’altra una speciale circostanza attenuante, ambedue aventi ad oggetto ciascuna delle situazioni contemplate dai commi 1, 2, 3, 4 e 5 dell’art. 589 bis c.p. Se così fosse, allora, poiché non possono sussistere ontologicamente circostanze che operano su altre circostanze (gli artt. 61 e 62 c.p. stabiliscono infatti che le circostanze aggravano od attenuano il reato; rimanendo una contraddizione in termini – ad esempio – l’attenuante di una aggravante), diverrebbe giocoforza considerare fattispecie autonome di reato, e non delle mere circostanze, le ipotesi contemplate dai commi da due a cinque dell’articolo dedicato al reato di omicidio stradale.

La soluzione al quesito, dunque, non appare così scontata; anche se, ai fini più squisitamente “pratici”, la cosa non dovrebbe sortire effetti sconvolgenti con riferimento alla fase applicativa, complice anche l’effetto di c.d. blindatura che il legislatore ha comunque previsto nel corpo del succitato art. 590 quater c.p.

2.2) Le “circostanze” di cui ai commi da 2 a 5 dell’art. 589 bis c.p.

Allineandosi per il momento alla tesi dominante in dottrina e giurisprudenza, si può dunque affermare che aggravano altresì il reato, con pena determinata in maniera indipendente, le seguenti situazioni:

  • “Chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psico-fisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera c) [quindi, con tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro], e 187 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, cagioni per colpa la morte di una persona, è punito con la reclusione da otto a dodici anni”;(Art. 589 bis, comma 2, c.p.)
  • L’aver cagionato la morte di un uomo, colposamente, essendo un conducente di un veicolo a motore di cui all’articolo 186-bis comma 1- lettere b), c) e d) del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (si tratta di particolari categorie di conducenti professionali), in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell’articolo 186, comma 2, lettera b) (quindi, con tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l ed inferiore ad 1,5 g/l), del medesimo Codice della strada (Art. 589 bis, comma 3, c.p.);
  • “Salvo quanto previsto dal terzo comma, chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell’articolo 186, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 [quindi, con tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l ed inferiore ad 1,5 g/l], cagioni per colpa la morte di una persona, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni” (Art. 589 bis comma 4 c.p.);
  • “La pena [della reclusione da cinque a dieci anni] si applica altresì: 1) al conducente di un veicolo a motore che, procedendo in un centro urbano ad una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h, ovvero su strade extraurbane ad una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita, cagioni per colpa la morte di una persona; 2) al conducente di un veicolo a motore che, attraversando un’intersezione con il semaforo disposto al rosso ovvero circolando contromano, cagioni per colpa la morte di una persona; 3) al conducente di un veicolo a motore che, a seguito di manovra di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o a seguito di sorpasso di un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua, cagioni per colpa la morte di una persona” (art. 589 bis, comma 5, c.p.).

Dette “circostanze”, invero, richiederebbero ulteriori riflessioni, ma non appare questa la sede per effettuare un’opportuna ed approfondita disamina.

3) La fuga compiuta da colui che commette il reato

L’ultima delle circostanze aggravanti (speciali) che interessano da vicino il reato in analisi è quella dell’art. 589 ter c.p., a mente del quale:

Nel caso di cui all’articolo art. 589 bis del c.p., se il conducente si dà alla fuga, la pena e’ aumentata da un terzo a due terzi e comunque non può essere inferiore a cinque anni

Il riferimento espresso alla figura del conducente è molto importante, in quanto ha la funzione di limitare l’ambito applicativo della circostanza ai casi in cui il reato sia commesso da colui che utilizza un mezzo di trasporto, dirigendolo nel traffico.

Se responsabile della condotta colposa che ha causato il sinistro stradale fosse un pedone, ad esempio, non dovrebbe trovare applicazione l’aggravante de quo.

Ciò, poiché le e leggi penali non si applicano oltre i casi e i tempi in esse considerati (v. art. 14 preleggi).

Si chiude, infine, questa breve analisi, semplicemente con un riferimento a ciò che, invece, dovrebbe attenuare detto reato, nonché a quella che pare essere la previsione di una speciale tipologia di concorso formale di reati (art. 81 comma primo c.p.), avente ad oggetto l’omicidio stradale.

Attenua il reato…

Quanto previsto dal comma 7 dell’art. 589 bis c.p.:

Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora l’evento non sia esclusiva conseguenza dell’azione o dell’omissione del colpevole, la pena è diminuita fino alla metà.

Il concorso di reati di cui al comma 8 dell’art. 589 bis c.p.:

Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora il conducente cagioni la morte di più persone, ovvero la morte di una o più persone e lesioni a una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni diciotto.


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